E-commerce in Italia statistiche: dati dell’e commerce 2018

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E-commerce in Italia statistiche: come si muove il mondo dell'e commerce

Hai pensato o stai pensando di entrare nel mondo e-commerce oppure già ne fai parte e vuoi approfondire le tue conoscenze? Pensi che il tuo negozio potrebbe far meglio di quanto esprime oggi?

E’ importante sempre conoscere il terreno dello scontro prima di ogni battaglia, ed in questo caso è esteso; le statistiche e-commerce del mondo e nello specifico Italiane ci aiuteranno a districarci meglio tra i tanti aspetti tenere a mente.

Come primo punto passiamo per una serie di statistiche per poi passare alle considerazioni.

E-Commerce in Italia statistiche 2018: dati, fatturato e tendenze

I dati di questa prima parte di presentazione si basano su di uno studio dell’e-commerce in Italia raccolti dalla Casaleggio Associati e sullo studio relativo al b2c 2018 di E-commerce Europe, l’associazione per la promozione transnazionale dell’e-commerce e la sua integrazione a livello europeo.

I dati presi in considerazione includono tutto il 2017 e anticipano le tendenze dell’anno 2018.

Con una diffusione del 89,9% della popolazione in Italia oltre 43 milioni di persone sono connesse ad internet sia da postazioni fisse che da mobile con quest’ultimo che cresce di anno in anno.

Oltre il 78,4% delle persone naviga tramite il proprio smartphone mentre solo il 73,8% lo fa attraverso il desktop; questo a riprova della tendenza sempre più forte a favore dei dispositivi mobile.

Questi i fatturati negli anni dal 2014 fino al 2017.

AnnoFatturato% Incr.
20041.646 
20052.12329,03%
20063.28654,76%
20074.86848,14%
20086.36530,74%
200910.03857,70%
201014.35843,04%
201118.97132,13%
201221.15411,51%
201322.3375,59%
201424.1888,29%
201528.85119,27%
201631.6729,78%
201735.134

10,93%

 

Evoluzione dell'e-Commerce

Le percentuali di crescita sono chiaramente diminuite negli ultimi anni ma le statistiche e commerce dicono che, in ogni caso, la crescita a doppia cifra continuerà per anni.

Parti da leone le fanno rispettivamente il Turismo ed il gioco on line con il tempo libero in generale (che raggruppa gioco e tempo libero) in calo rispetto all’anno precedente.

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E commerce in Italia statistiche 2018: gli incrementi per settore

In forte incremento i settori della salute e bellezza con un +39%, la moda +28% e l’alimentare che, se pur ancora sottodimensionato cresce del 24%.

Ma vediamo per ogni settore principale quali sono i trend:

  • ALIMENTARE +43%
  • ASSICURAZIONI +23%
  • CASA E ARREDAMENTO +40%
  • CENTRI COMMERCIALI +113%
  • EDITORIA +10%
  • ELETTRONICA +27%
  • MODA +46%
  • SALUTE E BELLEZZA +47%
  • TEMPO LIBERO +42%
  • TURISMO +33%

E commerce in Italia statistiche 2018: scenari futuri

E’ importante conoscere più a fondo gli scenari futuri e per questo andiamo ad analizzare i 4 principali fattori:

  • l’internazionalizzazione dei mercati
  • l’integrazione dei mercati virtuali con quelli reali
  • il modello di consumatore
  • la PERSONALIZZAZIONE relativa agli acquisti

Parliamone analizzandoli uno alla volta.

E-commerce ed internazionalizzazione dei mercati

3/4 delle aziende dichiara di investire sullo studio degli scenari futuri indipendentemente che lo facciano con risorse interne oppure esterne.

Il fatturato totale generato è arrivato a 2.290 miliardi di dollari ma per il 2021 la previsione ci dice che arriveremo a 4.479, grazie sopratutto alla enorme crescita del mercato cinese e del suo e-commerce market.

Considerando che il 95% degli utenti cinesi effettua lo shopping on line tramite mobile, diventa fondamentale conoscere gli scenari per poter mirare ai mercati obiettivo.

In questo tanto Amazon che Alibaba sono costantemente in espansione dei propri marketplace con i quali combattono la partita per il predominio nei mercati più ampi.

E-commerce ed integrazione tra fisico ed on line

L’avvento dei grandi marketplace, Amazon tra tutti, ha determinato epocali cambiamenti ed altrettanti ne provocherà nel tempo, tanto che Bespoken ha coniato un nuovo indice… il “Death by Amazon” proprio perché l’avvento di quest’ultimo sta contribuendo alla chiusura di moltissimi negozi tradizionali di vario tipo.

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Da poco, la stessa agenzia ha anche pubblicato un nuovo indice denominato Amazon Survivors e rappresenta il monitoraggio di tutte quelle attività che, con un marchio forte oppure competendo su mercati che sono scarsamente presidiati da Amazon, riescono a sopravvivere al gigante tecnologico.

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Necessario presidiare il mercato on line e contemporaneamente integrare gli store fisici.

Sempre secondo lo studio Casaleggio tramite la fonte Digital Commerce 2017 la statistica dell’integrazione tra e commerce e tradizionale è la seguente:

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Come possiamo notare ancora troppo poco per l’ampiezza e dimensione del mercato da presidiare.

L’ideale resta lo store on line con la presenza di punti fisici di ritiro che possano essere anche degli eventuali show room oppure punti di reso. L’esperienza utente deve essere sempre al top e la velocità deve poter essere la sua corsia preferenziale.

La necessità di continuare ad avere negozi fisici è perché si possa avere un punto di contatto tra il brand ed il suo pubblico, non sempre coniugabile al meglio solo tramite e commerce; la necessità di rendersi conto di persona, poter toccare l’oggetto che si va ad acquistare rappresenta un’esigenza primaria.

Ovvio che un’ottima galleria di immagini, magari con prospettive che possano arrivare fino al 3d potrebbe affievolire la primaria necessità di contatto; c’è da dire però che la realizzazione di tutto il contest non è alla portata di tutti.

Allo stesso modo, anche per chi ha degli store fisici, occorre implementare al meglio la possibilità di riacquistare tutto il possibile on line e senza dover ripetere azioni e perdite di tempo in azioni ripetitive.

E-commerce e modelli per i consumatori

Sempre di più l’esperienza di acquisto on line tramite e-commerce si traduce in azione su dispositivo mobile.

Queste le ultime statistiche che parlano chiaro come il traffico di acquisti generato da mobile sia sempre più determinante:

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Secondo Google, il 42% degli utenti degli store prima di ogni operazione effettua ricerche on line tramite smartphone o dispositivo mobile in generale; si rileva che il 36% del totale degli acquisti on line passa prima per una ricerca via mobile.

Questo il motivo per cui Google penalizza sempre più i siti che non sono impostati per il mobile mentre sempre più brand costruiscono la propria identità on line anche tramite app.

L’82% dei consumatori effettua ricerche legate alla geo-localizzazione, motivo per cui diventa sempre più fondamentale sviluppare le tecnologie adatte per implementare tale caratteristica così come chatbot ed applicazioni di messagistica tipo whatsapp.

Il 15% dei consumatori dichiara di aver avuto un’esperienza con i chatbot, grazie anche alla loro possibilità di interazione 24/7 ed alla loro capacità di interazione con gli utenti.

E-commerce e personalizzazione degli acquisti

Dal 2017 ad oggi sempre più utenti utilizzano un assistente virtuale per inviare messaggi, fare ricerche ecc.

Cortana di Microsoft, Alexa di Amazon, Siri di Apple e Google now sono utilizzati almeno una volta al mese (dato statistico) sopratutto dai millenials.

Si presume che nel prossimo triennio aumenteranno del 40% le richieste di accesso per i siti di commercio elettronico avverrà tramite assistente vocale.

Come già Google Assistant insegna, gli assistenti vocali ci possono aiutare a trovare i prodotti, a verificarne la presenza in stock piuttosto che il prezzo.

Amazon Echo e Google Home stanno registrando tassi di crescita di utilizzo superiori al 129% annuo ed ormai tutti i più grandi player si stanno attrezzando per stringere alleanze e preziose collaborazioni.

Amazon Echo viene anche diffusa con una versione corredata da video per aumentare la capacità d’ingaggio dell’utente; già lo scorso anno 18 milioni di persone negli Stati Uniti hanno effettuato un pagamento tramite Amazon Echo.

Oggi, tutti questi dispositivi sono disponibili anche in Italia.

Da settembre 2017 Wal Mart ha stretto una partnership con Google per poter collegare il servizio di voice shopping tramite il proprio account Wal Mart e Google e poter ordinare i prodotti attraverso la tecnologia vocale di Google.

Già molti player hanno implementato queste tecnologie per poter vendere al meglio on line.

Si è scatenata la gara degli algoritmi predittivi sulla base della BIG DATA Analysis per cercare di essere sempre in linea con le esigenze del consumatore

E-commerce e previsione per i prossimi anni

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L’acquisizione di nuovi clienti sta diventando sempre più motivo di confronto e scontro on line; così come il retail tradizionale cede e cederà quote ai negozi di e-commerce, questi ultimi saranno sempre più soggetti all’erosione dei marketplace.

Amazon è ormai diventato un motore di ricerca al pari di Google quando si deve trovare un prodotto e questo, se da una parte è motivo di preoccupazione per il motore di ricerca di riferimento, è fonte di attrazione e spostamento per Amazon, Aliexpress e marketplace vari.

Se fino a ieri cercare un PC, un set di spugne, un profumo e semplicemente una mensola passava praticamente solo per Google, oggi diventa quasi naturale effettuare la ricerca su Amazon e sui vari competitor (Aliexpress, Wish, Joom ecc).

Cosa significa?… Semplice:

Lato Google significa perdere nell’ordine traffico in quanto le ricerche vengono effettuate altrove, poi non generando SERP (Search Engine Result Page) non si veicolerà del traffico per il tramite delle sue pagine ed in ultimo, non per importanza, non verranno generati annunci a pagamento (AdWords).

Immaginate che danno economico, sopratutto in prospettiva; più gli utenti prendono coscienza che, almeno per alcune categorie, possono avere come riferimento direttamente alcuni marketplace rispetto a Google, più quest’ultimo è destinato a perdere quote di mercato se rimane fermo a guardare.

Ora analizziamo un altro aspetto che è frutto di questi cambiamenti… entriamo in uno dei settori dove la battaglia è particolarmente ardua… il mercato dei notebook ed andiamo a cercare uno dei pc che, al momento in cui scriviamo l’articolo, è maggiormente in voga (senza voler fare pubblicità): ASUS ZENBOOK UX480FD su Google con questa SERP:

serp01Come possiamo vedere ormai prendere un posto in prima fila è per pochi… già un Marketplace come Amazon si aggiudica una sola posizione e neanche in primissima fascia… ma solo 2 siti specialistici di e-commerce arrivano nell’ultima parte della prima pagina…

Se andassimo alla seconda troveremmo di peggio in quanto ai marketplace ed ai siti blog di recensioni si aggiungono anche risultati da siti esteri…

Ormai dalla 3a pagina in poi è una rappresentazione che va bene ma solo per chi effettua ricerche approfondite, questo a dimostrare che per un negozio e-commerce la vita si fa sempre più difficile ed arrivare a “contattare” clienti, o meglio farsi trovare, diventa sempre più impresa titanica.

E-commerce e metriche di riferimento per le analytics

Con il passare del tempo ed il modificarsi degli strumenti, sono variati anche i parametri chiave osservati come riferimento per determinare il valore del traffico di un sito.

Un tempo molti osservavano le HITS mentre oggi, solo che le nominiamo, ridiamo per mezz’ora di seguito per come eravamo…

Siamo passati per tanti parametri considerando le visite al sito e poi anche le transazioni misurate che oggi evolvono nella cosidetta lifetime value ossia il numero dei profitti che il cliente potrà generare in base a come effettuerà gli acquisti.

Di sicuro e sempre di più vengono analizzati i comportamenti dei clienti e le aziende investono denaro per avere a disposizione più che delle analisi di dati, dei comportamenti in acquisto.

Da una parte ci sono e-commerce che cercano di integrare le proprie interazioni con le APP.

E-commerce e sconti personalizzati

Sempre di più ci sono consumatori che vogliono essere visti per quelli che sono per ricevere proposte sempre più mirate.

La profilazione che per molti è vista come un modo di essere spiati viene invece per altri vista come un modo, giustamente, per fornire risposte sempre più mirate e veloci.

In effetti perché gli e-commerce piuttosto che i marketplace dovrebbero profilare i propri clienti se non per cercare di anticipare le loro intenzioni e proporre loro proprio quello che ogni cliente si vuol sentir chiedere?

Più un brand riesce a mantenere una relazione diretta con i propri utenti, che sia veramente attiva, più potrà contrastare lo strapotere dei marketplace.

User experience che si miscela con profilazione e analisi comportamentale per arrivare a fornire ad ogni cliente un servizio fatto su misura per lui, uno sconto proposto solo per le sue esigenze, un prodotto solo per i suoi desideri.

Il 47% delle aziende intervistate (fonte: Casaleggio e Associati) non dispone di servizi personalizzati per i propri utenti… un gap mostruoso.

All’interno di questo numero ci sono poi tutte le considerazioni da fare sui livelli di personalizzazione, sulla volontà delle aziende di investire in tal senso ed aggiornare costantemente le proprie interazioni.

Una cosa è certa: il predominio dei marketplace verrà contrastato solo da una politica di forte identificazione da parte dei brand attraverso la costruzione di un rapporto privilegiato con i propri utenti/clienti.

E-commerce e marketing on line

Altro aspetto estremamente importante è rappresentato dal web advertising e più in generale da quelle di web marketing; ormai sappiamo tutti che avere un sito senza un’adeguato piano di web marketing che lo supporti equivale a non averlo, sopratutto se si tratta di un’attività on line come uno store e commerce.

La prima cosa da pensare è quella di implementare un’adeguata, costante e pesante pianificazione SEO per cercare di costruire nel tempo quei risultati che arriveranno come naturali; resta fermo che, non prendere in considerazione il web advertising sopratutto nel caso di un e commerce non è mai una buona idea.

Dai risultati della survey effettuata dalla Casaleggio e Associati, non sembra proprio che le aziende italiane intervistate abbiano avuto così tanta soddisfazione da queste attività ed eccone la rappresentazione grafica e percentuale.

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Ora occorre specificare meglio la tipologia di politiche di investimenti e la distinzione di merito:

  1. SEM (Search Engine Marketing) ossia tutto il mondo del web advertising tipo Google AdWords al 26%
  2. SOCIAL MEDIA con il 16%
  3. SEO con il 15% al pari dell’E-MAIL MARKETING con il 15%
  4. COMPARATORI con il 9%
  5. BANNER con il 6%
  6. REMARKETING con il 4%
  7. TV/RADIO/STAMPA con il 3%
  8. SPONSORIZZAZIONI con il 2% come le AFFILIAZIONI e PROGRAMMATIC ADV
  9. Altro con l’1%

Tutte queste le categorie di investimento che vengono effettuate in rete per sia per aumentare la brand awarness che per la lead generation consentono anche alle aziende di espandersi anche all’estero.

E-commerce e made in Italy nel mondo

Annualmente cresce la buona percezione del brand made in Italy nel mondo così come positivi sono i risultati che arrivano in termini di fatturati.

Tra tutte le aziende intervistate il 74% considera il made in Italy come un brand sul quale investire mentre il restante 26% ancora non considera questa opzione.

Sicuramente la crescita delle esportazioni rappresenta un’allargamento del mercato e, grazie ad operatori come Amazon con la sua vetrina made in Italy,  ci sono importanti fatturati in crescita; nella fattispecie di Amazon il dato ci dice +40%

Quando si parla di made in Italy entrano in gioco sempre più la certificazione della provenienza del Made in Italy e questo significa iniziare a pensare che, l’implementazione della tecnologia per la blockchain, sia presa sempre più in considerazione all’interno dei palinsesti di investimento.

Tra i paesi obiettivo per l’espansione all’estero troviamo Europa e Stati Uniti ed al terzo posto la Cina, considerato come un grande mercato emergente che peraltro sta modificano in alto i suoi bisogni spostandosi sempre più verso consumi di primo livello.

E-commerce e social media

Non poteva mancare un commento della situazione e-commerce e social media dove le statistiche ci riportano questi dati sulla percezione dell’efficacia:

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Tra tutti i social, Instagram prosegue la sua crescita inarrestabile e, per influencer e web copywriters, sembra essere la piattaforma di riferimento.

Secondo i dati di Instagram Press 2017, l’80% degli account visita almeno un profilo business e circa 200 milioni di loro (gli Instagrammers) visita giornalmente un account business.

Dal 2017, a seguito di un provvedimento della Federal Trade Commission degli Stati Uniti, Instagram deve apporre a tutti i post che sono frutto di operazioni commerciali, delle diciture tipo #ad #advertising o #sponsored tramite hashtag.

Dal 2018 è stato introdotto Instagram shopping che consente di collegare prodotti segnalati nei vari post con la propria vetrina Facebook.

Snapchat è il social che prende di “mira” Instagram e che aumenta i propri utenti giorno per giorno; il suo principale utilizzo e diffusione è all’interno della Generazione Z, ossia coloro che vengono dopo i Millennials.

Anche questo social, grazie alla collaborazione con Shopify, offre in pratica la possibilità di vendere on line… Un esempio?

Nel corso dell’NBA All Star Game di Los Angeles era possibile scannerizzare un QRcode sul canestro e ordinare un paio di Nike con consegna il giorno stesso; niente male no?

In Cina, uno dei mercati emergenti e più promettenti al mondo, il social più in voga al momento è WeChat con circa 1 miliardo di utenti attivi al mese.

La Coop è stato uno dei primi operatori che nel suo e-commerce ha implementato la vendita del made in Italy.

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